“Mi sono svegliata in un letto d'ospedale senza alcun ricordo, con la testa che martellava e un senso di vuoto assoluto. Davanti a me c'era il mio fidanzato, Raffaello. Ma invece di abbracciarmi, mi ha guardata con puro disgusto, gettandomi addosso un biglietto da visita nero. "Smettila con la recita, Ginevra. Il fidanzamento è finito. Se hai bisogno di soldi, chiedi a lui." Mi hanno accusata di essere una patetica arrampicatrice sociale che ha inscenato un suicidio per attirare l'attenzione. Mia madre mi ha congelato i conti bancari e mi ha letteralmente buttata fuori dalla tenuta di famiglia sotto la pioggia, lanciandomi addosso sacchi della spazzatura come se fossi un rifiuto. Ero convinta di essere la nullità che descrivevano, finché la mia amica Gioele non mi ha rivelato una verità sconvolgente: non ero una stupida socialite, ma un genio della finanza laureata con lode a Wharton, che si fingeva sciocca solo per non ferire l'ego fragile di Raffaello. Decisa a riprendermi la mia identità, sono tornata di nascosto a casa per recuperare i miei documenti. Quando mio fratello ha cercato di aggredirmi, il mio corpo ha reagito con una mossa di combattimento letale che non ricordavo di aver mai imparato, spezzandogli quasi un piede. Sono fuggita nella notte su uno scooter rubato, con l'adrenalina a mille, finché non ho perso il controllo e mi sono schiantata contro una Maybach nera blindata. Dall'auto è sceso l'uomo del biglietto nero: il Duca Montefeltro, il finanziere più pericoloso e potente della città. "Mi devi un conto ospedaliero, e ora una portiera d'auto," ha detto con voce gelida, sovrastandomi. Invece di implorare, l'ho guardato dritto negli occhi e ho iniziato a negoziare il mio debito usando termini finanziari che mi venivano naturali come il respiro. "Sali in macchina," ha ordinato lui, aprendo la portiera. Senza soldi e senza casa, sono salita nella tana del leone, pronta a dimostrare a tutti che Ginevra Malatesta non è una vittima, ma un pericolo.”