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Dopo il tradimento, rivendicò il suo impero

Capitolo 3 3

Parole:1285    |    Pubblicato il:12/02/2026

anni

vesciato su velluto nero. Era il primo lunedì di maggio.

ssolta, lasciando spazio a una notte fresca e frizza

ne nera. I flash scattarono all'ista

ra più marcata, i suoi occhi più freddi. Indossava un tuxe

strafare: un modello trasparente e ricoperto di paillettes che lasciava

a questa parte!" u

gridò un giornalista,

su Serena. Era svanita. Neanche una foto dei paparazzi. Neanche una transazione con la carta di credito. Pers

o erano ancora nella sua cassaforte, firmate da lei, non da lu

ngendogli il bicipite. Le sue unghie si conf

di sfinimento. Le sganciò la man

caotica. Persino i fotografi abbassarono le ma

olls Royce Phantom d'epoca, di un profondo blu n

tiera

ngò una

tonici avvolti in una p

una

re era assordante, come uno

io a sirena attillato che costringeva il suo passo a un elegante incedere, con uno spacco p

intenso, acconciati in classiche onde stil

gomi alti, labbra piene dipinte di un rosso frutti di bosc

lì, irradiando una sorta di potere freddo e maestoso che f

Sebastian Cole. Il rivale in affari di Julian

rì il braccio alla donna. Lei lo pres

surro si propag

a mod

nzata di S

basso. Si sentiva paralizzato. Il suo cuore p

Non davvero. Era troppo a

li o

va queg

rment

Elena, la voce intris

ione di déjà vu lo pervase, ma la ricacciò indietro. Era impossibile. La donna che co

o a salire le scale. Avvicinan

si agganciarono a

mpo si dilatò. Il rum

razione. Desiderio. Il modo in cui

non vi

re. Lo guardarono come si guarda

zione a Sebastian, ridendo per qualcosa che lui le aveva sussur

rifiuto così acuta da la

uscamente, voltando le spa

un giardino di rose bianche. I camerieri circolavano con l

pagne. Non lo bevve. Lo tenne solo per

" le mormorò Sebastian all'orecchio. "Cre

azioni erano accelerate. Rivederlo... era più difficile di quanto pens

" notò Sebastian. "

stanza che non possiede," lo corresse Serena. "Non mi ricono

he la prendevano in giro al country club. La

surrando, morendo dalla voglia di

Una voce

con sé. Non aveva potuto farne a

rano incollati a Serena. La stava studiando,

con voce tesa. Guardò Serena. "No

squalo. "Julian. Elena. Questa

usa per cre

te anche chiamarmi

n si

lpì come un p

sso. Cercò l'eruzione

di tutto ciò. E

é Julian. "Parente

sua voce era vellutata, priva della ba

Stava saggiando il nome sulla lin

za. "Ma credo che abbiamo qualcosa in comu

chirurgico. Sezionò l'insicurez

to," mentì Serena.

ossì viol

Serena. Erano dello stesso grigio. L'esatta stess

ina. E Kensington? La famiglia Vance non aveva alcun legame con l'aristocrazia

li sfuggì prima che potesse fermarla. Non stava c

sorriso che non r

ling. Mi sarei ricordat

di un po' d'aria. La disperazione in

stringere il bicchiere con una tale forza ch

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Dopo il tradimento, rivendicò il suo impero
Dopo il tradimento, rivendicò il suo impero
“Stringevo la scatola della torta Red Velvet al petto come uno scudo, ignorando l'acqua gelida di Manhattan che mi inzuppava le scarpe economiche. Era il nostro terzo anniversario e volevo solo sorprendere mio marito, Giuliano Sforza, nel suo club privato. Ma la sorpresa l'ha fatta lui a me. Attraverso la pesante porta di mogano, la sua voce gelida ha tagliato le risate degli amici: «Non importa che aspetto abbia quella creatura. Lei è solo una firma su un pezzo di carta per mantenere il fondo fiduciario. L'unica donna che rispetto è Elena». Quelle parole non mi hanno spezzato il cuore; mi hanno amputato l'anima. Ero grassa, malata, l'imbarazzo dei Visconti, ma credevo di essere almeno una persona per lui. Invece ero solo una clausola contrattuale. Quella notte non ho fatto scenate. Ho lasciato la torta a terra, sono tornata a casa e ho firmato i documenti per il divorzio, rinunciando a ogni centesimo. Ho preso la mia valigia logora e sono sparita dalla faccia della terra, lasciando Giuliano con un attico vuoto e il suo prezioso ego intatto. Per tre anni mi ha cercata, non per amore, ma per controllo. Non ha trovato nulla. Fino a stasera. Al Gala del Met. Sono scesa dalla Rolls Royce, magra, in un abito verde smeraldo che lasciava poco all'immaginazione. Quando un uomo è crollato per un arresto cardiaco, non ho esitato: ho strappato il mio vestito di seta e gli ho praticato una tracheotomia d'urgenza con una penna d'argento, sotto gli occhi terrorizzati di tutti. Giuliano mi fissava, pallido come un fantasma, cercando disperatamente di sovrapporre la mia immagine a quella della moglie che disprezzava. «Chi sei?» ha sussurrato, tremando. Mi sono avvicinata, lasciando che sentisse il mio profumo di fresia. «Te l'ho detto, signor Sforza. Sono l'incubo che hai creato».”