mie spalle, punto f
ato sotto i piedi. La guancia mi bruciava ancora per lo schiaffo di mio pa
ente in confronto a quell
a rabbia così tagliente da minac
minuscola stanza gelida sul retro della casa. Una volta era il ripostiglio, finché mia m
parvenza di stanza a cui ero stata relegata. Un materasso sottile buttat
tto. La dignità. Il dirit
vano porta
anco
sso. Dentro c'erano poche cose: un po' di vestiti, un
e mani. L'orologio sulla parete scandiva ogni s
azzo del Re Alpha. Insieme alle altre o
ato dalla morte in persona. Che il suo le
elta avevo,
to. Il riflesso mi fissava, pallido e spettrale. Gli occhi arrossati da troppe notti passate a piangere in
so, scorgevo qualcos'altro. Qualcos
fuo
palmo e premetti le
. "Sopravviverai a tutto ques
*
zava di cane bagnato e ferro vecchio. Eravamo in sei, tutte con addosso lo stes
vano di paura. Altre cercavano di nasconderla dietr
, mentre il cielo scuro inghiottiva il sole a morsi lenti e avi
Nere. Che il sole non lo sfiorasse mai. Che nessuna risata avesse mai risuonat
rmi. Sapevo solo che no
vo per
rivo di stelle. Il palazzo si stagliava minaccioso davanti a noi: pietra nera e torri f
on il fiato che mi s
gli rendevan
ezza eretta dalla
rmi cancelli di ferro. I loro sguardi ci passarono in rassegna con indi
ercato. Una delle guardie percorse la fila, il
ò davan
," ab
isposi, con
racciglio. "F
ll'Alpha Gregor, del Br
are un istante. "La
ù," bor
e di qualcosa nei suoi occhi... piet
rdinò, indican
ntro come peco
pietra erano fredde al tatto, i corridoi lunghi e angusti. L'ariaa in un abito nero aderente, occhi affila
la parola. Non nominerete il Re se non vi ve
ndietro davanti a no
nza protestare. Senza esitare. S
alla mia sinistra
di lei. "Non mettete alla prova
Ora sarete condotte ai vostri alloggi
etro, squadrandoci una per una come se stesse s
uo sguardo si
ttei c
ono in qualcosa che non
via lei p
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