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Troppo Tardi Per Rimpiangere: La Vera Salvatrice

Capitolo 4 

Parole:840    |    Pubblicato il:16/09/2026

eraphina

ell'acqua, infrange

osse fatta di vetro soffiato, facendole

, con le dita che afferravano

la voce che rimbombava contro i muri di

fredde, con il fiato mozzat

azione nauseante. Il dolore si irradiava su per la cosc

rmi, con le bracc

si v

ll'uomo che conoscevo. Era una mas

, e le parole cadde

tando contro le macchie nere che

suo collo per nascondere gli occhi asciutti. «Ha detto che m

vestiti. Depose delicatamente Isabella su una panca di pie

la sua atte

con l'acqua che gocciolava

ava u

ua voce era spaventosamente calma, in letale contrasto con la rabb

ssurrai, con la

mò di

hai

so», dissi con voce rauca, guardandolo dal basso

io padre fece irruzione nel cor

il Don, e la sua presenza ri

gridò Dante, senza mai

hiese la mia versione. Non

e passi e mi colpì al v

ta all'indietro. Un sapore metallico mi ri

i dall'alto in basso come se fossi qualc

go», ordinò Dante ai solda

i spalancarono

ospedale. Il luogo in cui teneva

prendeva il sopravvento sul dolore alla gam

damente, voltandomi le spalle. «Forse una nott

afferrarono

o ad alzarmi. M

te contro il cemento, facendo vib

e gutturale, ma nessuno a

ell'ascensore

il seminterrato, nelle

nte. Il bruciore chimico della f

esante porta d'acciaio dell

inossidabile rivestivano le pareti, bri

glaciale. Una t

Il mio fianco sbatté contro la superficie

hai fatto», sogghi

terono l

cattò con un s

inghiottì c

o. Pesante.

elle ossa, oltrepassando la pelle e de

occhia al petto, cercando disper

arono a batterm

chi e cercai di imm

lo scoppiettio e i

modo in cui mi ero sdraiata accanto a lui per ferm

va sussurrato allora, v

osto, stringendolo for

dato il

dato la mi

inchiusa in una c

tello seghettato che si

a subentrava, iniziai a

staccarsi d

i echeggiare s

e sul tavolo operatorio prima di me. Gli altr

mort

era colui che ave

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Troppo Tardi Per Rimpiangere: La Vera Salvatrice
Troppo Tardi Per Rimpiangere: La Vera Salvatrice
“Ero la figlia invisibile di un boss della mafia, tenuta in vita solo come banca di organi di riserva per mia sorella Isabella. Quando ho salvato la vita al crudele capo Dante Moretti mentre era cieco, Isabella ha rubato la mia identità, la mia voce e il mio profumo. Lui le ha creduto ciecamente e ha scelto di sposarla. Durante un incidente, ha fatto scudo a lei lasciando che un'insegna di metallo mi schiacciasse la gamba. In ospedale, mi ha costretta a mangiare crostacei a cui ero letalmente allergica, solo per compiacere i capricci di mia sorella. «Lo mangerai, consideralo una disciplina per il tuo atteggiamento.» Mi ha persino frustata a sangue in una cantina, accusandomi di aver rubato il braccialetto che io stessa avevo intrecciato per lui nel buio. Fino a lasciarmi a morire intrappolata in un'auto in fiamme durante un'imboscata, scappando via con lei tra le braccia. Nella mia vita passata, avevo pianto, supplicato e cercato disperatamente di dirgli la verità. Ma per tutta risposta, mi avevano zittita su un tavolo operatorio, asportandomi un rene a sangue freddo affinché la sua amata potesse vivere. Riaprendo gli occhi un anno prima della mia esecuzione programmata, il mio cuore sanguinante si è trasformato in ghiaccio. Questa volta non supplicherò. Ho firmato i documenti per rinunciare al mio cognome, gli ho lasciato le registrazioni della verità come regalo di nozze e ho preso un biglietto di sola andata per l'Australia. Questa volta, vivrò per me stessa.”