“Ero la principessa dell'Outfit di Chicago, e Luca e Matteo erano i miei protettori giurati, legati a me da un patto di sangue fin dall'infanzia. Ma quel giuramento si trasformò in cenere la notte in cui Sofia mi sparò un fuoco d'artificio dritto al petto. Mentre il mio vestito di seta prendeva fuoco e io mi rotolavo sul cemento urlando di dolore, aspettai che i miei ragazzi mi salvassero. Non lo fecero. Invece, attraverso il fumo, li guardai avvolgere le loro giacche attorno alla ragazza che mi aveva appena dato fuoco, consolandola perché il botto l'aveva spaventata. Mi lasciarono bruciare viva per tenere lei al caldo. Quando mi svegliai in clinica con cicatrici permanenti, mi portarono una sua patetica lettera di scuse. Si tagliarono persino i palmi delle mani per pagare il suo debito, difendendo il suo gesto e ignorando totalmente che fossi io quella coperta di bende. Dieci anni di lealtà incrollabile cancellati in un istante per un'arrampicatrice sociale che sapeva piangere a comando. Fu in quel momento che capii di essere solo un oggetto che potevano sacrificare a piacimento. Non urlai, non feci scenate e non chiesi spiegazioni. Feci semplicemente le valigie e disertai nell'unico posto in cui non avrebbero mai osato seguirmi: tra le braccia di Dante Moretti, il letale Capo di New York. Quando capirono il loro errore e tornarono strisciando per supplicare il mio perdono, portavo già al dito il diamante di un altro uomo. «Volete il perdono? Bruciate per averlo.»”