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Rifiutata dal figlio, ho scelto il Don

Capitolo 7 7

Parole:888    |    Pubblicato il:13/02/2026

i Isa

no era un labirinto di corridoi dorati e pavimenti di marmo che echeggiavano dei fantasmi di una storia violenta. Ma a differenza della ragazza tr

lo, se

te, un mantra oscuro che mi proteg

lungo da ospitare trenta uomini. Lampadari di cristallo pendevano dal soffitto come lacrime ghiacciate, proiettando una luce fredda e prismatica sul s

a Regina Vedova, con la postura rigida e i capelli grigi raccolti in un'intricata corona. Più in là sedevano gli avvolt

edia alla sinistra di Damien: i

inò per sussurrare qualcosa a Lia, i loro sguardi che saettavano verso il mio collo,

spiegando il tovagliolo

cessò bruscamente. Sofia Moreno posò la forchetta. Il

ofia, la sua voce r

nza feroce e scrutatrice. Lentamente, iniziò a far girare il pesante anello d'oro che portava alla m

chetta di Francesca si fermò a mezz'aria, i s

si lenti e pesanti, finché non si fermò accanto a me. Tese l'anell

a mano,

olo un gioiello; era un bersaglio. Indossarlo significava reclamare un

dò sua madre; i suoi occhi d'ossidiana era

la sua voce un rombo basso che vib

ma era anche

ca mentre faceva scivolare la pesante fascia sul mio

mormorò Sofia, i suoi occhi che si incatenarono ai m

mano, il suo viso una maschera di furia malcelata. Lei e Lia avevano passato anni a contendersi l'influenza, sperando di posizionare

agne, le nocche bianche. Un sorriso tirato e artefatt

i una dolcezza che sapeva di arsenico.

essere così sollevata, cara. Essere caduta in piedi in questo modo

bilizzarono nell'ombra. Francesca prese un sorso, assaporando la tens

il bicchiere con un delicato tintinnio. "Tanto meno un miglioramento. È una vera favo

va appena dato della puttana nel modo più educato possibile, spo

e scricchiolava, un predatore disturbato

stabile, un lento e ritmico tamburo di guerra. Voleva ch

ciare nel mio petto. Pensava di rigirare un colte

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Rifiutata dal figlio, ho scelto il Don
Rifiutata dal figlio, ho scelto il Don
“Stavo ferma sull'altare della Cattedrale del Santo Nome, con un abito di pizzo vintage che mi pesava addosso come un sudario. Intorno a me, l'élite criminale di Chicago aspettava con il fiato sospeso, ma lo spazio accanto a me rimaneva vuoto. Il mio promesso sposo, Bastione Moreno, non si era presentato. La mia amica mi afferrò il braccio, pallida, sussurrando la verità che mi fece gelare il sangue: non era trattenuto da "affari urgenti". Era scappato su un treno per la California con una cantante da quattro soldi, scegliendo un'amante al posto del sacro Patto tra le nostre famiglie. I sussurri iniziarono a strisciare tra i banchi come vipere velenose. "Merce avariata", sibilavano. La potente famiglia Moreno era pronta a coprire l'umiliazione con scuse formali e un risarcimento in denaro, lasciandomi lì a diventare lo zimbello dell'Outfit per sempre. Ero sola, umiliata e senza via d'uscita. Ma mentre guardavo la pietà negli occhi degli invitati, la vergogna si trasformò in una rabbia fredda e tagliente. Non sarei stata una vittima. Il contratto richiedeva un matrimonio tra un Carlson e un Moreno per sigillare l'alleanza, ma non specificava *quale* Moreno. Strappai via il velo dalla testa e mi voltai verso la prima fila, ignorando il panico della folla. Puntai il dito dritto verso l'uomo seduto nell'ombra, il mostro che tutti temevano, il padre del ragazzo che mi aveva abbandonata. "Poiché il vostro erede è inadatto, esigo che il contratto venga onorato." La mia voce tagliò il silenzio della chiesa come una lama. "Non sposerò il figlio. Scelgo il padre. Scelgo il Don."”