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Per rovinarlo, ho sposato il suo rivale

Capitolo 6 6

Parole:947    |    Pubblicato il:13/02/2026

vista d

sua voce aleggiava nel silenzio del mio

o be

a da ciò che avrei fatto se ne avessi conosciuto la gravità. Non capiva ancora. Non era solo

fronte a me, Leo Gallo, il mio *Consigliere*, se ne stava immobile come una statua scolpita nel

voce era un rombo sordo

famiglia: un errore che il proprietario del salone sta attualmente rimpiangendo». Leo fece una pausa, i suoi occhi saettarono sulla mia mano a

tocc

ilografica che tene

di pelle immacolato. Non lo guardai. Non sentii il secco schiocco della resina. Tutto ciò

di dieci gradi. Leo non batté cigl

endomi l'inchiostro dalla ma

nto, si trova in un bar a Midtown, a bere e a fa

acchiato nel cestino.

solenne. «Fino a ch

la città che si inchinava ai miei piedi. «Congela i loro conti. Esigi i loro debiti. Brucia i loro mag

eva quel privilegio. Marco Bianchi, il mio *Underboss*, entrò con un sorrise

per gli ospiti, sbottonandosi la giacca. «Allora le voci sono ver

dia, la pelle che scricchiolava sott

Hebert, Damien. Un grazioso uccellino con le ali spuntate. Qual è

ddamente. «Prenderla distrugge la sua leva. Lo umilia. Tras

tato. Mi piace. Un matrimonio strategico p

senza astio. «Entrambi. D

porte doppie alle loro spalle. Il s

scio che credano. È quello

linea di lavoro criptata, ma quello che

aggio. Era una foto scattata da lon

a luce del sole che catturava i riflessi dorati tra i suoi capelli. Indossava un vestitino estiv

scattata t

sfuggire a un debito. Non aveva idea che la stessi osservando, proteggendola dalle ombre, aspettando il

solo la chiave. Erano an

schermo, il mio pollice che tracciava la curva del s

ruppe i miei pensieri. Le

io anagrafe dice che Andrew sta cercando di ottenere

mmagine del suo sorriso

firmato», disse Leo, con una punta di soddisfazione nel tono. «Senza un ordine diret

ito dalle mie mani, ma l'impulso alla violenza mi ronzava ancora

re privato che mi avrebbe

nel suo respiro, vederlo nel modo in cui tremava.

sto mostro avrebbe dato fuoco al mon

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Per rovinarlo, ho sposato il suo rivale
Per rovinarlo, ho sposato il suo rivale
“Ero Spiga, la "protetta" della famiglia Quercia, ma quella sera ho scoperto di essere solo il loro agnello sacrificale. Mentre Quercia annunciava dal palco il suo fidanzamento con la donna che mi aveva tormentato per anni, ho capito la verità: non ero un ospite, ero merce di scambio. Aveva pianificato di vendermi a un creditore quella stessa notte per coprire i suoi debiti di gioco. Soffocata dal tradimento, sono fuggita nella biblioteca della tenuta, sperando di nascondermi. Ma nel buio ho trovato qualcosa di peggio. O forse, di meglio. Maglio. Il Capo dei Capi. Il nemico giurato che avrebbe dovuto uccidermi a vista. Invece, mi ha offerto un fazzoletto e una presenza terrificante che faceva tremare le pareti. Quercia continuava a cercarmi, convinto di possedermi, convinto che fossi debole e sola. La rabbia ha preso il sopravvento sulla paura. Ho guardato il mostro negli occhi. "Sposami." Non ha esitato. Ha tirato fuori un contratto già pronto, come se mi stesse aspettando da una vita. Il giorno dopo, quando Quercia mi ha messa all'angolo in una boutique, afferrandomi il braccio e urlando che ero sua proprietà, non ho pianto. Ho alzato la mano sinistra, dove un diamante con lo stemma dei Maglio brillava come una sentenza di morte. "Ti sbagli, Quercia." Le guardie di sicurezza del Don sono emerse dalle ombre, spezzandogli il polso in un secondo. "Non stai toccando la tua serva. Stai toccando la moglie del Diavolo."”