ente nell'aria. Il vestito blu. Il delicato sorriso dipinto. Le mani di mia m
in avanti p
oce. Il mio corpo era tro
imbombò nell'ufficio, nitido
frantumi in cento
i frammenti. Sembrava che le mie costo
i porcellana. Era distrutta, proprio com
remonizione. Probabilmente
ul pavimento... e si fermò pro
mascella di Dante
voce era leggera. Grondante
ò. Il guinzaglio con cui avevo trattenut
male che mi si strappò dalla g
vo di afferrarle i capelli. Non avevo la forza di scaraventarla a terra. Lasciai semplic
con la voce debole e senza
la guancia, facendomi sanguinare. Non sentii nulla. Volevo solo farle del
voce di Dante
la vita. Mi strappò via da lei con u
e incandescente es
etto ansimante. «Guardati! Ti stai c
lare. Ma non uscì null
narmi. Ma questa volta non
ono umido e strozzato, e il sangue schizz
so la macchia rossa che si alla
ò. La rabbia svanì all'istante, so
ò violentemente. Il pavimento si precipitò
o. Il buio ondeggiò ai
ccanto a me. Mi voltò. Le sue ma
nico nei suoi occhi. Un p
co!», urlò alle g
ava a guardare il mio san
l soffitt
sussurrai. La mia voce
iai che l'acqua scura
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