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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo

Capitolo 6 

Parole:698    |    Pubblicato il:17/09/2026

Elena V

re di carne bruc

ondi prima che il mio cerve

re proven

tessa spall

fatica, lottando contro la

dale era bianca,

a da fuoco e accoltellamenti, non per ustioni causate da f

mettermi

la parte superiore del braccio e il co

ntro i cuscini rigidi

signorina

anto ai monitor, con la sc

alzare lo sguardo dalla cartella clinica. «Abbiamo dovuto effett

atr

fasciatura che mi

marc

si aprì c

di guardare per

esantendosi di senso di colpa e

atteo en

ano due

ravatte sparite, gli occhi iniettati

erano

ano stati lor

ilo di voce, facendo un pas

a mano ve

assi d'

rso la mia spalla, ma mi sarei fatta saltare i p

e se lo avessi

una cosa», disse M

glio di car

a da let

ofumo economico

'ha scritta nella sala d'attesa. È scon

ere»,

umore di schegge di vetro

azione che traspariva dal suo tono. «Il tubo ha funzionato

sando il soffitto con sguardo vacuo, «

attò Luca. «Non

e freddi. «Perché lei è fragile? E io sono so

tette Luca. «È terrorizz

bbe es

non veni

dalla

o dell'Outfit di Chica

, con il volto che era una ma

enti, raddrizzando la schiena per

se Matteo con

e non li

rdò

ò le

ente, guard

ua voce era calma. Letale. «Assaggiare il suo ci

in fretta»,

topo mentre mia figlia b

a e si fermò ai p

nate le

» Matteo

ivi. Arm

condo, poi posarono le loro Gloc

re. «Siete degradati. Non siet

uardia personale che si

ragazza. S

dimenticandosi di sé. «Signore, p

ore», disse mio p

rez

do, significav

egg

to apposta!» i

disse m

ur

aveva b

li occhi che mi implo

alva

fuori dalla finestra lo s

il silenzio

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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
“Ero la principessa dell'Outfit di Chicago, e Luca e Matteo erano i miei protettori giurati, legati a me da un patto di sangue fin dall'infanzia. Ma quel giuramento si trasformò in cenere la notte in cui Sofia mi sparò un fuoco d'artificio dritto al petto. Mentre il mio vestito di seta prendeva fuoco e io mi rotolavo sul cemento urlando di dolore, aspettai che i miei ragazzi mi salvassero. Non lo fecero. Invece, attraverso il fumo, li guardai avvolgere le loro giacche attorno alla ragazza che mi aveva appena dato fuoco, consolandola perché il botto l'aveva spaventata. Mi lasciarono bruciare viva per tenere lei al caldo. Quando mi svegliai in clinica con cicatrici permanenti, mi portarono una sua patetica lettera di scuse. Si tagliarono persino i palmi delle mani per pagare il suo debito, difendendo il suo gesto e ignorando totalmente che fossi io quella coperta di bende. Dieci anni di lealtà incrollabile cancellati in un istante per un'arrampicatrice sociale che sapeva piangere a comando. Fu in quel momento che capii di essere solo un oggetto che potevano sacrificare a piacimento. Non urlai, non feci scenate e non chiesi spiegazioni. Feci semplicemente le valigie e disertai nell'unico posto in cui non avrebbero mai osato seguirmi: tra le braccia di Dante Moretti, il letale Capo di New York. Quando capirono il loro errore e tornarono strisciando per supplicare il mio perdono, portavo già al dito il diamante di un altro uomo. «Volete il perdono? Bruciate per averlo.»”