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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo

Capitolo 8 

Parole:582    |    Pubblicato il:17/09/2026

Elena V

a tonalità d'ardesia il g

bende sotto il cappotto spesse, pruriginose

a vetri della clinica, facendo

l'autista d

fermo con il motore acce

appoggiati contro, di

ancora fasciate per

o a casa»,

a posteriore, aspet

mi m

un pas

con un tono che non ammetteva replich

rdai i

a intensificando,

per combattere una gu

do i den

pelle costosa e sile

catola di cioccolatini gourmet e un b

per rimediare a una cicatri

i oggetti con

iò nella fessu

rai f

post-

Non toccare le impos

in una sfera stretta e lo l

attentamente nello specchietto retrovisore. «Abbiamo visto

fissando fuori dal fine

Sofia potrebbe stare in stanza con te nei dormitori? Sol

i

cii a tr

tto, dolorosa, cu

e ha acceso il fiammifero

é Luca con calma. «Fermerebbe

issi. «Chiedetele dove

o casa. Invece, accostò da

della cerimoni

Valedic

enere il disco

, disse Matteo mentre

li seguii nel

se, l'aria vibrav

ciò l'oscurità per

sso la fascia dorata che mi

a fascia. Indossava

», cinguettò al microfono, c

applaudì e

l corridoio, con

ttimana difficile. Con lo spavento al porto... aveva bisogno di un'iniezione di fiducia. Sap

parlare i

vissima

r settimane davanti allo specc

Matteo, sorridendo con

la voce per dare

vol

chiese Luca, afferra

gno»,

all'aud

ai il

porte d'ingresso

ai a guarda

tai a guar

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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
“Ero la principessa dell'Outfit di Chicago, e Luca e Matteo erano i miei protettori giurati, legati a me da un patto di sangue fin dall'infanzia. Ma quel giuramento si trasformò in cenere la notte in cui Sofia mi sparò un fuoco d'artificio dritto al petto. Mentre il mio vestito di seta prendeva fuoco e io mi rotolavo sul cemento urlando di dolore, aspettai che i miei ragazzi mi salvassero. Non lo fecero. Invece, attraverso il fumo, li guardai avvolgere le loro giacche attorno alla ragazza che mi aveva appena dato fuoco, consolandola perché il botto l'aveva spaventata. Mi lasciarono bruciare viva per tenere lei al caldo. Quando mi svegliai in clinica con cicatrici permanenti, mi portarono una sua patetica lettera di scuse. Si tagliarono persino i palmi delle mani per pagare il suo debito, difendendo il suo gesto e ignorando totalmente che fossi io quella coperta di bende. Dieci anni di lealtà incrollabile cancellati in un istante per un'arrampicatrice sociale che sapeva piangere a comando. Fu in quel momento che capii di essere solo un oggetto che potevano sacrificare a piacimento. Non urlai, non feci scenate e non chiesi spiegazioni. Feci semplicemente le valigie e disertai nell'unico posto in cui non avrebbero mai osato seguirmi: tra le braccia di Dante Moretti, il letale Capo di New York. Quando capirono il loro errore e tornarono strisciando per supplicare il mio perdono, portavo già al dito il diamante di un altro uomo. «Volete il perdono? Bruciate per averlo.»”