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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo

Capitolo 9 

Parole:536    |    Pubblicato il:17/09/2026

Elena V

va uno scheletro, sp

solati. Gli scaffali erano spogli, e ra

tavano come sentinel

ò a passo svel

sempre, ma appesantita d

zzo di carta nel

. «Questo è il suo numero privato.

à lo

i occhi con i suoi. «Sa che questa città è tropp

ò la fronte, un co

na, Elena. No

sentii lo scricchiolio degli pn

qui»,

il capo, un gesto secco e de

di sotto, con le ruote che sbatte

stavano aspett

palancarono quand

n fischio sommesso. «Bagaglio pesante per i

si trasferendo nei dormitori

ale», mentii co

della valigia più grande. «Ti aiuteremo a sistemarti. Sofia voleva

o l'auto che

à caricando i baga

, il telefono

penetrante che squarc

e all'

ta. Che cosa

gli spar

tiamo ar

con la man

isse a corto di fiato. «Sulla I-

ò cadere la

con un tonfo pes

do?», chiese M

uca con gli occhi sbarr

mi guar

to al collo e tutta la mia vita st

giando già verso il loro SUV. «Dobbiamo raggiunge

dissi con

i più tardi!», gridò Ma

erso la l

lasciando i segni neri degli pn

rono nemmeno

nto e mi lasciarono lì in piedi a

entre il silenzio dell

issi all'autista.

ori il t

di gruppo per

lascio ent

vi

lla cover e rimos

i il fi

a metà il piccolo chip di pla

l'erba, spari

a», d

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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
“Ero la principessa dell'Outfit di Chicago, e Luca e Matteo erano i miei protettori giurati, legati a me da un patto di sangue fin dall'infanzia. Ma quel giuramento si trasformò in cenere la notte in cui Sofia mi sparò un fuoco d'artificio dritto al petto. Mentre il mio vestito di seta prendeva fuoco e io mi rotolavo sul cemento urlando di dolore, aspettai che i miei ragazzi mi salvassero. Non lo fecero. Invece, attraverso il fumo, li guardai avvolgere le loro giacche attorno alla ragazza che mi aveva appena dato fuoco, consolandola perché il botto l'aveva spaventata. Mi lasciarono bruciare viva per tenere lei al caldo. Quando mi svegliai in clinica con cicatrici permanenti, mi portarono una sua patetica lettera di scuse. Si tagliarono persino i palmi delle mani per pagare il suo debito, difendendo il suo gesto e ignorando totalmente che fossi io quella coperta di bende. Dieci anni di lealtà incrollabile cancellati in un istante per un'arrampicatrice sociale che sapeva piangere a comando. Fu in quel momento che capii di essere solo un oggetto che potevano sacrificare a piacimento. Non urlai, non feci scenate e non chiesi spiegazioni. Feci semplicemente le valigie e disertai nell'unico posto in cui non avrebbero mai osato seguirmi: tra le braccia di Dante Moretti, il letale Capo di New York. Quando capirono il loro errore e tornarono strisciando per supplicare il mio perdono, portavo già al dito il diamante di un altro uomo. «Volete il perdono? Bruciate per averlo.»”