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La Moglie In Fuga Del Boss Mafioso

Capitolo 3 

Parole:934    |    Pubblicato il:17/09/2026

di E

inebriante e terrore da batticuore. Avevo i documenti firmati, ma la

asa. Era un museo, curato da Dante per proiettare un'immagine di ricchezza e potere int

o di pelle, i documenti firmati stret

mio telefono. Era da parte di Ju

lle Alpi svizzere. Un posto in cui gli artisti potevano lavorare in pace, circondati da una bellezza sbalorditiva. Era un'ancora di

ente. Avevano bisogno di una decis

one da prendere. Questa

e il sopravvento, prima che potessi ripensarci. Poi prenotai u

nte mi aveva comprato, i costumi vuoti per un ruolo che non volevo più interpretare. Misi in valigia i miei jeans

o mie. Erano oggetti di scena. Presi solo le cose che mi facevano sentire me stessa: una copia logora di un libro

i sedermi sul letto. Era una stanchezza profonda, che mi penetrava nelle ossa e mi perseguitava d

bagno, con lo stomaco in subbuglio. Mi aggrappai al marmo freddo d

e mi ero rifiutata di vedere. La stanchezza. La naus

Il sangue mi si

a essere. Era

, sbrigative. Un dovere che lui compiva con fredda efficienza una volta al mese, un cupo promemoria della sua pretesa s

con l'odore di whisky e del profumo di un'altra. Non era stato gentile. Era stato sbrigativo, distaccato e finito in pochi mi

re mi martellava contro le costole

24 in fondo alla strada, con le mani che tremavano così tanto che riuscivo a malapena a strisciare la carta di credito. La far

e sterile bagno degli ospiti c

un'eternità di terrore. Camminavo avanti e indietro sul pavimento di piastrelle fr

suonò, un suono stridulo

insi a g

e e innegabili contr

ci

i cedettero e scivolai giù, con la schiena contro la parete fredda. Ero incinta d

inuscola e innocente nata dalle c

i essere semplicemente Elara, era improvvisa

va più di sal

spietato della Bratva. Da un padre che non lo avrebbe visto come una pers

venne un inferno ruggente. Dovevo andarmene. Non più solo per me. Dove

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La Moglie In Fuga Del Boss Mafioso
La Moglie In Fuga Del Boss Mafioso
“La sera della mia più importante mostra d'arte, mio marito Dante, il boss più temuto di Chicago, aveva promesso di esserci. Invece, lo vidi al telegiornale della sera. Stava facendo scudo dalla pioggia a Isabella, la sua spietata socia in affari, lasciando che il suo abito costoso si inzuppasse pur di proteggerla. Gli ospiti della galleria iniziarono a sussurrare, guardandomi con pietà, trasformando il mio trionfo in un'umiliazione pubblica. Poi arrivò il suo messaggio: "È sorto un imprevisto. Isabella aveva bisogno di me. Affari." Per quattro anni ero stata solo un bell'oggetto di sua proprietà, tenuta in una gabbia dorata all'ultimo piano del suo grattacielo. La mia arte, la mia anima, per lui non valevano nulla. Il mio cuore non si spezzò quella sera, ma si trasformò in ghiaccio. Non si era limitato a trascurarmi; mi aveva cancellata con la sua arroganza. Ma non gli avrei permesso di spezzarmi. La mattina seguente, nascosi il nostro atto di divorzio sotto una pila di noiosi contratti della galleria e andai nel suo ufficio. "Ho solo bisogno di una firma per l'assicurazione dei quadri." Con un gesto impaziente, lui firmò senza nemmeno leggere la pagina sottostante, liquidando sua moglie come se fosse una banale fattura. Proprio mentre facevo le valigie per fuggire per sempre, un test a due linee rosa mi fece crollare a terra: ero incinta. Per salvare mio figlio dal suo impero di sangue e violenza, decisi di svanire nel nulla, lasciandogli solo una gabbia vuota e un anello sul comodino.”