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Nozze d'oro by Enrico Castelnuovo

Nozze d'oro Chapter 1 No.1

- Proprio non viene stasera? - disse in tono di rimprovero Angela Torralba al dottor Vignoni che s'avviava al cancello conducendo a mano la sua bicicletta.

- No - rispose il dottore - non vengo... Presto non potrei e tardi non voglio. Si preparano al suo babbo e alla sua mamma delle giornate campali, ed è bene che questa sera si corichino prima del solito.

- Persuaderli! - sospirò l'Angela. - Dormono così poco.

- Non importa... Riposeranno almeno... E farebbe bene a riposare anche lei.

Ella si strinse nelle spalle. - Io?... Se la fatica mi giova!

Il dottore squadrò l'Angela Torralba dalla testa ai piedi e soggiunse: - Eh, non ha tutti i torti... Noi medici siamo dei gran minchioni. Io le predicavo sempre: Non si strapazzi, non ha salute da buttar via... E invece in queste ultime settimane, a lavorar come una bestia da soma, scusi il paragone, ella ha guadagnato sotto ogni rispetto... Parola d'onore, mostra diec'anni di meno.

L'Angela tentennò il capo. - Estate di San Martino.

- Certo - riprese Vignoni - che dopo questa baraonda, avrà bisogno di quiete.

Ella si annuvolò in viso. - Della quiete?... Ne avrò anche troppa... Basta, sarà quel che sarà... Intanto l'essenziale era di riuscire... Ancora, glielo confesso, mi pare un sogno.

- Ma - chiese il dottore - recapitolando, quelli che vengono sicuramente quanti sono?

- Il conto è presto fatto - rispose l'Angela. - Mia sorella Letizia con due figliuoli; la Marialì col marito e con la ragazza; Luciano con Tullio; Girolamo, con o senza la moglie; e Cesare finalmente, Cesare che dev'esser partito da Nuova York il 25 o 26 di Settembre e di cui aspetto con ansietà un telegramma da Genova.

- Il comandante Alvarez non viene?

- No, è imbarcato.

- E la Francese?

- La moglie di Luciano?... Dice ch'è indisposta, che non vuol lasciare i bimbi... Pazienza!... Chi sa che idee porterebbe?

Vignoni sorrise. - Questa nuova cognata non è mai stata sul suo buon libro.

L'Angela tentennò la testa. - Io non ho nulla con lei, ma certo la prima moglie di mio fratello m'era più simpatica... E poi era la madre di Tullio...

Chiacchierando così erano giunti al cancello.

- Arrivederci - disse il dottore che s'accingeva a montar sulla bicicletta.

- Aspetti... Non abbia tanta furia - soggiunse la Torralba. - E ora non rida delle mie incoerenze... Sono riuscita, non è vero?... Dovrei esser contenta?... Ebbene?... Di tratto in tratto mi piglia uno scrupolo... Se questa scossa fosse fatale ai miei vecchi?

Vignoni si affrettò a tranquillarla. - Perchè?... Sono vecchi, s'intende... Le nozze d'oro non si festeggiano dai giovani... Ma hanno i visceri sani... Il commendatore, se non fossero gli occhi, sarebbe un miracolo...

- Gli occhi e i denti - interruppe l'Angela.

- Questi può sempre rimetterli... A ogni modo, non mostra i suoi ottant'anni... E la signora Laura è piena d'acciacchi, lo so, piena di disturbi nervosi e reumatici, il cuore è un po' debole, ma, per ora, di serio, di grave non c'è nulla... E se ci pensasse meno sarebbe tanto di guadagnato... Questa distrazione forzata non le farà male... No, no, signorina, vedrà che non succederanno guai.

Rinnovati i saluti, Vignoni inforcò il suo cavallo d'acciaio e sparve in un nembo di polvere, accompagnato dagli abbajamenti furiosi di Lupo, il cane della fattoria.

- Lupo! Lupo! - chiamò l'Angela. E l'animale, chetatosi per incanto, venne ad accovacciarsele ai piedi, mentr'ella gridava dietro al dottore: - Dica a sua moglie che se vuol portare oggi i bimbi troveranno ancora dell'uva sotto la pergola...

- Grazie - rispose la voce che si perdeva lontano.

L'Angela si chinò ancora una volta a carezzar il cane; poi discorrendogli come a una persona lo indusse a tornar verso la fattoria.

- No, Lupo, sai che non si entra... Sai che il padrone non vuol bestie in giardino.

Lentamente, ella ritornò sui suoi passi. Il sole, uscendo fuor dalle nuvole, illuminò la facciata della vecchia casa grigia, illuminò, sul portone, il quadrante del vecchio orologio.

- Quasi le nove... La mamma mi aspetta per alzarsi - pensò Angela Torralba salendo i pochi gradini che mettevano alla sala terrena. Sul ripiano si voltò; aveva sentito uno scalpiccìo sulla ghiaja.

Era Battista, il procaccia telegrafico di San Vito al piano, con un espresso.

- O Battista - disse, precipitandoglisi incontro l'Angela che lo conosceva. - Date quì... Come siete sudato, pover'uomo!

- Ho corso, e benchè si sia in Ottobre fa caldo.

- Passate in cucina e fatevi versare un bicchier di vino... Or ora verrò io col danaro.

Il dispaccio ch'era diretto al commendatore Ercole Torralba ma che l'Angela aperse senza esitazione non conteneva che poche parole:

Sono sbarcato felicemente Genova. Arriverò San Vito domattina alle 8. Abbraccio tutti.

Cesare.

L'Angela Torralba baciò il foglio e i suoi occhi s'inumidirono.

- Caro Cesare! - ella esclamò con tenerezza. E spingendo la portiera a vetri entrò in casa col telegramma spiegato.

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