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La pedina del Don, la vendetta di una regina

Capitolo 4 4

Parole:896    |    Pubblicato il:13/02/2026

Scin

in un vicolo che odorava di

ia fluida, abbottonandosi la giacca mentre cammina

ritmicamente sul marciapiede, un s

ssalto sensoriale. Era una cattedrale del

era densa del profumo di sigari costosi, prof

'ingresso con occhi predatori, le mani c

entò. Non si guard

tava a un ufficio con pareti di vetro che dominava la

udele e silenzioso per

almente deciso di onora

un bicchiere di champagne in mano e un

il sangue, gli occhi che passavano sul mio

alsa dolcezza. "Bronzo ha bisogno di una donna che capisca il peso di questo mondo. Qualcu

onversazioni che si spegnevano mentre as

di Incudine, lasciando che un sorriso f

e calma che si sentiva chiaramente sopra il basso ronzio del jazz. "Non spettegolando su

ono occhiate; alcuni sembravano impressionati, altri

la maschera dell'ospita

me la spinse contro il petto. "Visto che sei così impazient

tenda di velluto

sue richieste non saranno soddisfatte. Bronzo vuole che tu lo ges

Sapevo chi era Seta

temperamento esplosivo. Mandarmi da lui er

so l'ufficio a

appena distinguere la silhouette di u

va vedermi umiliata, o forse voleva

to nessuna de

" dissi a Incudine,

il patibolo. Due grossi scagnozzi sorvegliavano la po

s mi a

ch era stata fracassata contro il muro, e una nu

deva Seta, che urlava contr

ta schifezza di rubinetto!" ruggì Seta, la

ochi centimetri

i voltò, il viso arrossato dalla rab

vetri rotti, la postura minacciosa. "Un'altra

chiali da sole che avevo indossato pe

o, S

con

di shock totale, paralizzante. La sua bocca si aprì, ma nessun suono ne u

i tesero, le mani che andavano ver

utava in faccia ai boss del

aloni costosi. Allungò le mani, tremanti come se si stes

, la voce che si spezz

endo la mia compostezza nonostan

molto tem

so della mia mano, un gesto di a

rime che gli riempivano gli occhi. "Dillo. Quals

a, le armi dimenticate. Si aspettavano un massacr

chiato dell'ufficio sopra, sap

co m

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La pedina del Don, la vendetta di una regina
La pedina del Don, la vendetta di una regina
“Sono arrivata a Chicago come un agnello sacrificale, venduta al Don più spietato della città, Bronzo Moretti. Tutti nella sua tenuta mi trattavano come spazzatura. Sua madre mi chiamava "cortigiana", sua cugina mi rideva in faccia, e la sua ex, Rovo, cercava ogni occasione per ricordarmi che ero solo una povera ragazza di New York venuta per i soldi. Ma il vero inferno è scoppiato durante la cena di fidanzamento. Rovo, nel suo abito di smeraldo, ha deciso di umiliarmi pubblicamente. Mi ha invitata al pianoforte, convinta che una ragazza dei bassifondi non sapesse distinguere un Do da un Re, mentre la madre di Bronzo rideva dicendo che conoscevo solo i grilletti. Non sapevano che a New York la mia famiglia non usa i diamanti per i gioielli, ma per dare la mancia. Mi sono seduta e ho suonato *La Campanella* di Liszt con una violenza che ha ammutolito la sala. Il silenzio è stato rotto solo dall'arrivo di Marco Viti, uno dei Capo più letali dei Falcone, che si è inchinato a me con un rispetto riservato ai Padrini. In quel momento, ho visto lo sguardo di Bronzo cambiare. Non mi guardava più come un oggetto fastidioso. Mi guardava come un predatore che ha appena fiutato una preda pericolosa. Mi ha trascinata via dalla festa, bloccandomi in un vicolo buio, tremante di una gelosia possessiva che non riusciva a controllare. "Chi sei veramente?" Mi ha ringhiato contro, inchiodandomi con i suoi occhi neri che promettevano guerra. Pensavano di aver preso una pedina innocua per i loro giochi di potere. Stanno per scoprire che, a volte, l'agnello ha i denti molto più affilati del lupo.”