icon 0
icon RICARICA
rightIcon
icon Cronologia di lettura
rightIcon
icon Esci
rightIcon
icon Scarica l’app
rightIcon

La pedina del Don, la vendetta di una regina

Capitolo 7 7

Parole:1318    |    Pubblicato il:13/02/2026

Scin

nacia di un artiglio, le unghie abbastanza affilate da

a intorno a noi, un netto contrasto con

schera di tensione cosmetica e genuino disprezzo. "Non sei

o secco, lisciando il tessuto do

ti. A meno che non ci sia un coprifuoco pe

i assottigliar

a. Non a vagare in giro come una puttana in cerca di clienti. Rappresenti il nome

dosi che la seguissi come

fuoco freddo che si ac

ano che non

pe

cont

avernosa Grande Sala da Ba

o del tavolo d'onore, un r

trai, pesante e indecifrabile, tracciando ogni mio p

itava della tensione irrisolta de

giungere il mio bicchiere d'acqu

amminando ve

una vipera, il suo vestito smeraldo

einway, fece una pausa per effetto

otturno

edib

cu

sua tecnica lucidata da lezio

fezione

anza esplose in un

orazione, i suoi occhi che si blocc

sorriso che si allargava

La musica è sempre stata il battito cardiaco della nostra cultura qui

si girò v

di sguardi premeva

ovo, il tono grondante di finta dolcezza, "sicur

era, che sogghignava ne

vicini. "I Falcone sono noti per i loro grilletti facili, non per il loro apprezzamento delle

rono attraver

effarde,

me, Bronzo

uo dispiacere per la scena palpabile, anche se n

orre fine alla farsa, ma posai

ontrassero sotto il

i suoi occhi scuri

i," sus

alz

ituite da un silenzio pesan

tacchi che cliccavano ritmicamen

re la superavo; guard

i tasti neri che brilla

i una nin

di morbido per implo

asti e scatenai La

lto risuonò come un

se, affrontando i salti famigerati con

ubo tecnico, una prova

na te

stata venduta, l'umiliazione delle parole di Edera

loce, più forte, una sinf

suonando

stessa che ero ancora lì dentro,

goroso, la vibrazione risalì le mie

enz

sbalordito

so si ruppe c

uesta volta; era

ci un piccolo

sciugato di colore, la

ala per scavarmi la fossa, e io

che martellava un ritmo f

avo, incontrai lo

va appl

cchiere di vino dimenticato in mano, guardandomi

herno nei su

ra

s'altro:

si sedermi, un'omb

ifica," disse una voc

onge

vo quel

fumosi di Brooklyn e all'o

te per vedere Marc

enti

iù letali della fami

ior parte delle persone, i capelli brizzolati perfettamente ac

o. "Sono Marco Viti. Caporegime per la famiglia

iù anziano, stringendogli la mano con un

Capo volasse fin qui per

eanze seriamente," rispo

lo sguard

mi artigli

strato anche solo un grammo della deferenza che f

ome una parente lontana,

una frazione di secondo: un guizzo d

ne si indurì in indif

un cenno secco e rispettoso. "Il suo

a dire, la voce ferma nonosta

indu

sembrava agitata dalla sua pres

espirando un respiro che

pravvi

oce di Bronzo era

ai a gu

iati, saettando tra me e la

dava più co

enigma che era dis

," mentii, allungando la

non r

uardo che strappava via le m

folla, ma l'apparizione di Ma

, e avevo la terribile sensazione che non si sar

Apri l’app e riscatta il tuo bonus

Apri
La pedina del Don, la vendetta di una regina
La pedina del Don, la vendetta di una regina
“Sono arrivata a Chicago come un agnello sacrificale, venduta al Don più spietato della città, Bronzo Moretti. Tutti nella sua tenuta mi trattavano come spazzatura. Sua madre mi chiamava "cortigiana", sua cugina mi rideva in faccia, e la sua ex, Rovo, cercava ogni occasione per ricordarmi che ero solo una povera ragazza di New York venuta per i soldi. Ma il vero inferno è scoppiato durante la cena di fidanzamento. Rovo, nel suo abito di smeraldo, ha deciso di umiliarmi pubblicamente. Mi ha invitata al pianoforte, convinta che una ragazza dei bassifondi non sapesse distinguere un Do da un Re, mentre la madre di Bronzo rideva dicendo che conoscevo solo i grilletti. Non sapevano che a New York la mia famiglia non usa i diamanti per i gioielli, ma per dare la mancia. Mi sono seduta e ho suonato *La Campanella* di Liszt con una violenza che ha ammutolito la sala. Il silenzio è stato rotto solo dall'arrivo di Marco Viti, uno dei Capo più letali dei Falcone, che si è inchinato a me con un rispetto riservato ai Padrini. In quel momento, ho visto lo sguardo di Bronzo cambiare. Non mi guardava più come un oggetto fastidioso. Mi guardava come un predatore che ha appena fiutato una preda pericolosa. Mi ha trascinata via dalla festa, bloccandomi in un vicolo buio, tremante di una gelosia possessiva che non riusciva a controllare. "Chi sei veramente?" Mi ha ringhiato contro, inchiodandomi con i suoi occhi neri che promettevano guerra. Pensavano di aver preso una pedina innocua per i loro giochi di potere. Stanno per scoprire che, a volte, l'agnello ha i denti molto più affilati del lupo.”