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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo

Capitolo 2 

Parole:754    |    Pubblicato il:17/09/2026

arage della tenuta ruggiva

er cancellare i peccati: di solito documenti comp

ivorando la

di lettere scritte

mi aveva scritto quando er

o si era arrampicato su un traliccio per

olo sacchett

letto macchiato con tre go

ro giur

sopra i

o fumò al

le

niva dal via

mi v

adere il

e proprio mentre gli pneuma

dell'auto

il tessuto, trasformando il

ndo?» La voce di Matte

spalla e mi fece

la cravatta slacciata, con l'aria del si

ro di lui, i suoi occ

ono le lettere?» chiese

cianfrusag

ce suonav

rt

la mia spalla come se lo scot

onianza di cose che non han

spazzolando il punto i

dosi avanti. «Hai cambiato i codici dell'Ala Ovest. So

ssi. «Ora sono contam

na malattia, Elena. È solo una ragazza che

estranea la combinazione di un caveau dei Vitiello.

che non glielo avresti de

e uno scudo per proteg

entro»,

a strada. «Noi tre. E Sofia. Dobbiamo chiarir

ho

scivolava verso la pistola sotto la giac

ebbe

fatto in pass

rava una

bene»,

illuminato e profumava

seduta al ta

rle — le perle di mia madre — ch

utti!» cinguettò m

nel divanetto

se la sedi

'estremità, esili

tavolo», disse Sofia, radiosa. «È la

aral

teo si par

lo sa

vo una grave ulc

faceva solo male; mi

bolezza che solo i miei protettori conoscevano, c

o, Sof», disse Lu

la for

o del vino per Sofia.

non per l'ulcera, ma per la n

o semplicement

ene imp

tro un piatto fumante di

cino mi colpì il na

con gli occhi spalancati e inn

dai

di qualcosa che Sofi

ai Ma

mangiare, con un sor

aggiatori

ei s

verso il mio bi

e», dissi a

ò Matteo a bocca piena.

n sorso

cosa a quel tavolo che non st

rdai r

no una f

fantasma che infe

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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
“Ero la principessa dell'Outfit di Chicago, e Luca e Matteo erano i miei protettori giurati, legati a me da un patto di sangue fin dall'infanzia. Ma quel giuramento si trasformò in cenere la notte in cui Sofia mi sparò un fuoco d'artificio dritto al petto. Mentre il mio vestito di seta prendeva fuoco e io mi rotolavo sul cemento urlando di dolore, aspettai che i miei ragazzi mi salvassero. Non lo fecero. Invece, attraverso il fumo, li guardai avvolgere le loro giacche attorno alla ragazza che mi aveva appena dato fuoco, consolandola perché il botto l'aveva spaventata. Mi lasciarono bruciare viva per tenere lei al caldo. Quando mi svegliai in clinica con cicatrici permanenti, mi portarono una sua patetica lettera di scuse. Si tagliarono persino i palmi delle mani per pagare il suo debito, difendendo il suo gesto e ignorando totalmente che fossi io quella coperta di bende. Dieci anni di lealtà incrollabile cancellati in un istante per un'arrampicatrice sociale che sapeva piangere a comando. Fu in quel momento che capii di essere solo un oggetto che potevano sacrificare a piacimento. Non urlai, non feci scenate e non chiesi spiegazioni. Feci semplicemente le valigie e disertai nell'unico posto in cui non avrebbero mai osato seguirmi: tra le braccia di Dante Moretti, il letale Capo di New York. Quando capirono il loro errore e tornarono strisciando per supplicare il mio perdono, portavo già al dito il diamante di un altro uomo. «Volete il perdono? Bruciate per averlo.»”