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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo

Capitolo 3 

Parole:749    |    Pubblicato il:17/09/2026

el genere di silenzio che

spessa lana color a

pesa

ttur

temperature sottoze

ppotto da

ddo, Principessa», giunse la voce

tipite, con le bracci

no il viso, ma restava affascinante in quel modo tenebr

deva solo

, dissi, controllando la

lui. «Perché ti serve propri

isogno di u

alla commessa senz

o inc

lindato che aspettava

a al post

l sedile del

io p

i sedeva il Cap

protocollo così plateal

steriore e scivolai

occhi. «Il mio padrone di casa ha detto che l'attività delle gang vicino al mi

brivido

lo schermo del telefono per co

, salendo accanto a me. «N

ela», dissi senza

ndo i miei occhi nello specchietto retrovi

scatto

th Street non era

omini d'Onore e alla

quando le famiglie rivali m

, di

roncio. «Per te è solo un

. «Per la famiglia. Tu

Luca con voce dura. «Ques

decide chi è sangue

Matteo. «La trasferiamo lì stasera. Abbiamo gi

usato il

mia autorità per

issi. «Fate

al mio

combattendo pe

o completamen

nuta, c'era un pacco ch

ta da pacchi con f

i gen

il trasferimento dei beni per il mio tra

stato strap

acuto riempì

nel s

va in mano

tesimo secolo, un dono di mio

della vit

ferrandolo per il manico come se fosse u

o suonando!

no seduti sul div

rma

alta, ma tagliò la s

si b

dissi, tend

se Sofia, stringendosi lo strume

», dissi, facendo un passo

con gli occhi che saet

aventando»,

indietro», a

iolino, Sof

e un so

scola, quasi impercetti

tò la

le scivolò

sembrò ra

iai in

troppo

vimento di marmo con

spezzò di net

ro una nota disco

enz

portandosi una mano all

l legno i

he mio nonno mi av

sguardo v

lla mia vita, la Regina

una rabbia pur

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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
“Ero la principessa dell'Outfit di Chicago, e Luca e Matteo erano i miei protettori giurati, legati a me da un patto di sangue fin dall'infanzia. Ma quel giuramento si trasformò in cenere la notte in cui Sofia mi sparò un fuoco d'artificio dritto al petto. Mentre il mio vestito di seta prendeva fuoco e io mi rotolavo sul cemento urlando di dolore, aspettai che i miei ragazzi mi salvassero. Non lo fecero. Invece, attraverso il fumo, li guardai avvolgere le loro giacche attorno alla ragazza che mi aveva appena dato fuoco, consolandola perché il botto l'aveva spaventata. Mi lasciarono bruciare viva per tenere lei al caldo. Quando mi svegliai in clinica con cicatrici permanenti, mi portarono una sua patetica lettera di scuse. Si tagliarono persino i palmi delle mani per pagare il suo debito, difendendo il suo gesto e ignorando totalmente che fossi io quella coperta di bende. Dieci anni di lealtà incrollabile cancellati in un istante per un'arrampicatrice sociale che sapeva piangere a comando. Fu in quel momento che capii di essere solo un oggetto che potevano sacrificare a piacimento. Non urlai, non feci scenate e non chiesi spiegazioni. Feci semplicemente le valigie e disertai nell'unico posto in cui non avrebbero mai osato seguirmi: tra le braccia di Dante Moretti, il letale Capo di New York. Quando capirono il loro errore e tornarono strisciando per supplicare il mio perdono, portavo già al dito il diamante di un altro uomo. «Volete il perdono? Bruciate per averlo.»”