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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo

Capitolo 4 

Parole:788    |    Pubblicato il:17/09/2026

ncia prima ancora che l'impulso veniss

te forte, come il colpo di una

ingendosi il viso, con gli occhi

le

k-cl

e meccanico delle

on il sangue che mi rim

tteo eran

stratto l

vate

contro

cui avevano giurato sul sang

a, risucchiata dalla gra

e delle Glock. Poi g

na esitazione.

nto era proteg

gli occhi selvaggi, irriconoscib

quietantemente ferma, anche se il cuore mi martellava contro le costole com

la propria pistola, poi su di

a rin

o», disse freddamen

e secca si fece strada a

ca. Si mise tra me e Sofia, usando i

un suono stridulo e patetico. «Non volevo! Mi

cando con un dito tremante l'angolo

i per vedere che sei una

n la voce priva del calore che av

gua

dai per

morti. Erano morti nel momento stess

stranei con vo

, di

e uscii da

dei loro sguardi sulla sc

illetto. Non con i p

, dovetti fare la mia

tfit. Se non fossi andata, sarebbe sembrata una debolezza.

stita

llato, a man

i a

fermò, ma iniziarono i sussurri,

ani?», borbottò qua

o un nuovo padrone»,

dritta al tavolo

elle punt

ere fece scorrere le

s Ho

angoli dell

Ja

e dei Fanti. I servito

ro volta con occh

Elena?», chie

'altra parte

porte si s

affiancata da

tto. Da quattro soldi. Era aggrappata

rte del duro guardaspalle, ma il suo sguard

ono nemmeno c

donato la lor

ncanza di rispetto era palpabile,

ioco, esposta, mentre i suoi protettori giurati portavan

io»,

k a faccia in su

pazzatura ch

carte: i due servi tra

partita, sign

la gonna con calma g

mia voce risuonò sopra l'improvviso

e di loro m

di scherno, un lampo di vitto

che gli brillò negli occhi per una frazion

ò truce, sfida

si una

go, sapendo che la prossima volta che li avessi

ta il lor

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Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
Dalle Ceneri Alla Regina Del Capo
“Ero la principessa dell'Outfit di Chicago, e Luca e Matteo erano i miei protettori giurati, legati a me da un patto di sangue fin dall'infanzia. Ma quel giuramento si trasformò in cenere la notte in cui Sofia mi sparò un fuoco d'artificio dritto al petto. Mentre il mio vestito di seta prendeva fuoco e io mi rotolavo sul cemento urlando di dolore, aspettai che i miei ragazzi mi salvassero. Non lo fecero. Invece, attraverso il fumo, li guardai avvolgere le loro giacche attorno alla ragazza che mi aveva appena dato fuoco, consolandola perché il botto l'aveva spaventata. Mi lasciarono bruciare viva per tenere lei al caldo. Quando mi svegliai in clinica con cicatrici permanenti, mi portarono una sua patetica lettera di scuse. Si tagliarono persino i palmi delle mani per pagare il suo debito, difendendo il suo gesto e ignorando totalmente che fossi io quella coperta di bende. Dieci anni di lealtà incrollabile cancellati in un istante per un'arrampicatrice sociale che sapeva piangere a comando. Fu in quel momento che capii di essere solo un oggetto che potevano sacrificare a piacimento. Non urlai, non feci scenate e non chiesi spiegazioni. Feci semplicemente le valigie e disertai nell'unico posto in cui non avrebbero mai osato seguirmi: tra le braccia di Dante Moretti, il letale Capo di New York. Quando capirono il loro errore e tornarono strisciando per supplicare il mio perdono, portavo già al dito il diamante di un altro uomo. «Volete il perdono? Bruciate per averlo.»”