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La Figlia Di Scorta Rinasce Dalle Ceneri

Capitolo 6 

Parole:809    |    Pubblicato il:17/09/2026

eraphina

Isabella era grande qua

ristallo, facendo danzare piccoli e aggressiv

lla e

sulla schiena a Dante, mentre donne in abiti di seta

!», brindò qualcuno, con la voce

di marmo, con le mani strette dietro

emando per l

ante sforzo di esistere in

alzata, ammirando l'anello, pavoneggi

chi mi trovaro

affilò in qualco

il frastuono. La stanza si zittì all'istante.

o era impassibile, una spl

ì come il Mar Rosso, ma invece di riverenza, i lor

va. Il f

orzando la voce per mantenerla ferma.

lei, porgendo la mano curata. «

modesta pochette che m

ecchini di perle. Erano semplici, eleganti, ed erano costati tre mesi

catolina. Non guardò

sero immediatame

cuore s

o dimen

mi, per nascondere le bende sul brac

. Solo un filo di pietre laviche gre

pollice su quelle pietre. Le contava quando il dol

... sei qui, S

e seguirono lo sg

mobil

di dieci gradi, risucchiando il ca

sua presa era come una morsa, che stritola

La sua voce era bassa, vibr

, cercando di ri

», strillò

strinse il petto, con il viso che si conto

one. «Dante, è il braccialetto che indossavo quando mi sono pres

sussulto

La sorel

prima Isabe

a consumato dalle mie dita, che si adattava perfett

una l

scuri di disgusto. «Per te non c'è niente di sacro

n le parole che mi soffocavano.

fece un pa

egazioni. Non

la

ato della mia testa co

, mentre il mondo si in

liarono nell'orlo

ntandomi direttamente con

andò in

tinaia di calici di cristallo si

acerarono le bra

so mi inzuppò i capelli, brucia

ansimando in cerca d'aria, ass

. Teneva in mano un b

vesciò s

osso mi colava sulle guance come false lac

hi, sbattendo le palpebre att

sfocatura ross

erso di me. Non mi stav

frenetica tenerezza per assicurarsi che nessu

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La Figlia Di Scorta Rinasce Dalle Ceneri
La Figlia Di Scorta Rinasce Dalle Ceneri
“Ero la figlia di scorta della famiglia criminale dei Vitiello, nata unicamente per fornire organi alla mia dorata sorella, Isabella. Quattro anni fa salvai la vita a Dante Moretti, il Don di Chicago, ma Isabella rubò la mia identità e l'uomo che amavo. Quando un'insegna al neon crollò in strada, Dante usò il suo corpo per fare da scudo a Isabella, lasciando che io venissi schiacciata sotto l'acciaio contorto. Mentre lei piangeva in una suite VIP per un graffio, io giacevo a pezzi, ascoltando i miei genitori discutere se i miei reni fossero ancora utilizzabili per l'espianto. La goccia che fece traboccare il vaso arrivò al loro gala di fidanzamento. Dante mi vide indossare il braccialetto di pietra lavica che avevo portato quando lo curai e mi accusò di averlo rubato a Isabella. «Cinquanta frustate.» Ordinò a mio padre di punirmi. La mia schiena fu scorticata a sangue, mentre Dante copriva gli occhi di Isabella per proteggerla dalla brutalità che lei stessa aveva orchestrato. Avevo donato loro il mio midollo, i miei organi e il mio cuore, ma per l'uomo che amavo ero solo una ladra spregevole e una banca di organi vivente. Quella notte, raggomitolata nel buio a ricucirmi le ferite da sola, il mio amore per lui morì per sempre. La mattina del loro matrimonio, feci recapitare a Dante una vecchia cassetta audio: l'unica prova inconfutabile che fossi io la ragazza che lo aveva tirato fuori dall'inferno. Poi firmai i documenti per rinnegare la mia famiglia e salii su un volo di sola andata per Sydney. Quando ascolterà quel nastro e capirà di aver sposato un mostro, io avrò già scelto di vivere per me stessa.”