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La Figlia Di Scorta Rinasce Dalle Ceneri

Capitolo 7 

Parole:830    |    Pubblicato il:17/09/2026

eraphina

o di sé un silenzio così pesante da

i scandalizzato compiacimento, come un pubbli

eganti scricchiolarono violentemente sui framm

trappò il bracc

e si sparsero sul pavimento, rotolando tra le pozz

angue con un fazzoletto come se il mio DNA fosse

se a I

assa voce. «È torn

teatralmente. «Grazie, amore mio. Avevo c

, con il volto ridotto a una m

er il furto nella fami

noiato. «La frusta. Dieci frustate

isse Dante, incatenando i suoi occh

ustate», deci

elò il

qua

e dell'infanzia. Cinquanta frustate con la cinghia di cuoio di fa

ento scivoloso, con i tacchi che slittavano in quel

te. Guardò le guardie. «P

cinaron

Conservai le url

Le punte dei piedi toccavano appena il cemento

. Aveva la mano pesante, ma non

enno all'

frustat

te che mi lacerava il vest

a farlo sanguinare, se

n

u

r

mie costole, tagliandomi le bracc

io vestito er

, stavo

i Isabella, premendole il viso contro il petto per non fa

ire, con la voce ovattata dal ronz

le. Ero io il mostro

en

randomi vicino al soffitto umido. Guardavo la ragazza ap

ran

ni. La gola era scort

qua

tore si

ollai sul pavimento, un ammass

re qui stanotte»,

a di metallo si chiuse con un r

pettando che l'emorragia rallentasse, trema

centimetro dopo ce

ggi della servitù, dove tenevo un kit di pronto socc

una brandina, con ago e

la schiena. Era una rovin

ccia, le spalle, dove la frusta si era avvolta — e fasci

telefon

to, dove lo ave

o da parte

alle

imousine. Lui le stava baciando il collo. Lei teneva il bracci

* recitava la didascalia. *Tu di cosa

risp

ovai r

rovai

to, un muro di rumore bianco che spense

un unic

mo mi trovò

rtenza per Londra», disse, rifiutandosi di guardarmi negli occhi. Non capivo

dissi, con

à tra due

o», d

cerniera d

gi

rni all'inferno, se significa

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La Figlia Di Scorta Rinasce Dalle Ceneri
La Figlia Di Scorta Rinasce Dalle Ceneri
“Ero la figlia di scorta della famiglia criminale dei Vitiello, nata unicamente per fornire organi alla mia dorata sorella, Isabella. Quattro anni fa salvai la vita a Dante Moretti, il Don di Chicago, ma Isabella rubò la mia identità e l'uomo che amavo. Quando un'insegna al neon crollò in strada, Dante usò il suo corpo per fare da scudo a Isabella, lasciando che io venissi schiacciata sotto l'acciaio contorto. Mentre lei piangeva in una suite VIP per un graffio, io giacevo a pezzi, ascoltando i miei genitori discutere se i miei reni fossero ancora utilizzabili per l'espianto. La goccia che fece traboccare il vaso arrivò al loro gala di fidanzamento. Dante mi vide indossare il braccialetto di pietra lavica che avevo portato quando lo curai e mi accusò di averlo rubato a Isabella. «Cinquanta frustate.» Ordinò a mio padre di punirmi. La mia schiena fu scorticata a sangue, mentre Dante copriva gli occhi di Isabella per proteggerla dalla brutalità che lei stessa aveva orchestrato. Avevo donato loro il mio midollo, i miei organi e il mio cuore, ma per l'uomo che amavo ero solo una ladra spregevole e una banca di organi vivente. Quella notte, raggomitolata nel buio a ricucirmi le ferite da sola, il mio amore per lui morì per sempre. La mattina del loro matrimonio, feci recapitare a Dante una vecchia cassetta audio: l'unica prova inconfutabile che fossi io la ragazza che lo aveva tirato fuori dall'inferno. Poi firmai i documenti per rinnegare la mia famiglia e salii su un volo di sola andata per Sydney. Quando ascolterà quel nastro e capirà di aver sposato un mostro, io avrò già scelto di vivere per me stessa.”