i Ser
modino, il suo bagliore tenue un conforto familiare contro il buio. Per die
ò in un'oscurità opprimente, così densa che mi sembrava di soffocare
i della mia vita con Dante. Il piccolo medaglione d'argento con lo stemma dei Moretti che mi aveva regalato per il mio quindicesimo compleanno. La boccetta di p
la borsa. Reliquie
pagine, le dita che ripercorrevano la grafia frenetica e infantile. Era una storia patetica della mia de
uoi scagnozzi. Dante se n'era occupato. Non li avevo mai più visti. Quella notte aveva trovato il mio diario aperto sulla scrivania. Non avev
dei Moretti. Toc
pri
la. Nemmeno una persona. Ero una cosa. Una risorsa da proteggere, come le sue auto o la sua c
iziai a strappare le pagine del diario. Feci a pezzi ogni ricordo caro, ogni speranza segreta
a quella di Dante. La mia stanza. Quella che avevo prima di essere spostat
caporegime di Dante, i suoi luogotenenti — era l
e accondiscendente e placida. «Sera
scia spessa e vistosa di un metallo scuro ed economico, costellata di pietre scintilla
veva buttato via un braccialetto che mi aveva regalato un'amica di scuola, con il lab
dolo con gli occhi.
a. Incrociò il mio sguardo, con i suoi occh
end
Davanti a tutti, stava mostrando loro il mio nuov
ollare. Le dita di Isabella sfiorarono le mie mentre me lobastanza forte da farsi sentire da tutti. «Ogn
esta china, mentre il metallo cominciava a scaldarsi contro la pelle. Il familiare prurit
bruciare, a farmi marchiare dalla verità. Ero una propr
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