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Rinascita Dalle Ceneri: La Regina Mai Amata

Capitolo 4 

Parole:564    |    Pubblicato il:17/09/2026

i Ser

i nome Leo con occhi che conservavano ancora un barlume di gentilezza. Era per

guardò alle spalle come se si aspettasse che Dante

surda. Dove andava Dante, andavo io. Er

a di una vita che non era più mia. Per la prima volta, recisi

i con cui stare», dissi,

ne. Sapeva, come ormai sapevano tutti, che il mio

tte feci

nti a me, ma i suoi occhi erano diversi. Erano gli occhi di un estraneo, freddi e spenti. In ma

hanno una sola via d'uscita», diss

, il corpo madido di sudore freddo, il dolore fanta

cuore già sapeva. Non c'era un'uscita dolce da questa vita. Dante non mi avrebbe

mio armadio il borsone con i suoi regali. Non era abbastanza. Dovevo cancellare tutto.

pale, con l'intenzione di portarlo all'inceneritore

eva detto. Il suono morì loro in gola quando mi videro. Gl

redatori. Senza una parola, mi strappò il borsone dalla presa. Pensavo che lo av

lo f

dia alla porta. «Brucialo», ordinò, c

verso di me, il suo sguardo che mi passava in rassegna con fredd

n decennio della nostra s

e, con un tono che non ammetteva repliche. «È

ndo con una mano e mi stava rinchiudendo in gabbia con l'altra.

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Rinascita Dalle Ceneri: La Regina Mai Amata
Rinascita Dalle Ceneri: La Regina Mai Amata
“Quando avevo otto anni, Dante Moretti mi tirò fuori dall'incendio che uccise la mia famiglia. Per dieci anni, il potente boss del crimine fu il mio protettore e il mio dio. Ma tutto crollò il giorno in cui portò a casa la sua nuova fidanzata per unire due imperi criminali. Davanti a tutti i suoi uomini, lei mi strinse al collo un vistoso collare di metallo a buon mercato. «Ogni animale domestico dovrebbe avere un collare.» Dante sapeva benissimo che ero gravemente allergica a quel metallo. Eppure, incrociò il mio sguardo implorante con occhi freddi e vuoti. «Prendilo.» Il collare mi bruciava la pelle riempiendola di vesciche, ma lui non mosse un dito. Quella notte, chiusa nella mia stanza, dovetti persino ascoltare le risate e i gemiti di lei provenire dal suo letto attraverso la parete. Non capivo. Non riuscivo a capire come l'uomo che un tempo mi faceva da scudo con il proprio corpo potesse ora permettere a un'estranea di umiliarmi e torturarmi in quel modo. Fino a quando non compresi la crudele verità: la sua protezione non era mai stata amore. Io non ero la sua famiglia, ero solo una sua proprietà da scartare. Il mio amore decennale si trasformò in cenere. Così, il giorno del suo compleanno, mentre lui celebrava la sua nuova regina, tagliai i miei capelli, distrussi ogni suo regalo e salii su un jet privato. Ad aspettarmi c'era il mio vero padre: il suo peggior nemico.”